Ossigeno

Riempio i polmoni
Di ossigeno fresco
Ascolto ad occhi chiusi
Il nuovo corso della mia vita

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L’Evasione

Riascolto quella musica
Che mi fece palpitare
Inaspettati battiti convulsi
Voce potente quella dell’oblio
In cui vorrei per poco
Di nuovo rifugiarmi
Non è fuga ma evasione
Questo desiderio di staccare
Da una mente troppo fulgida
Colma di razionale aspettativa
Che nutre un corpo scattante
A stento celato dal vestito bello
In cui risuona orgoglioso mai sopito
Il voglioso desiderio di cogliere
Con voracità assoluta e totale
Folli pensieri di oscuro peccato

I’ll turn off the light…

Oggi mi sento come trasportata dagli eventi, e non è la prima volta.
Ho sentimenti contrastanti, perché in questa battaglia, so che non potrò né vincere né perdere e so che devo ancora rimettere mano alle mie spade, ai miei artigli, per non farmi sopraffare dalla tristezza, dalla insoddisfazione, dall’ansia e dal malessere.
Semplicemente devo resistere, andare avanti, attendere una nuova alba, accogliere i momenti di grande scoraggiamento e sconforto e farmeli amici, compagni di un’avventura che ormai conta i mesi alla sua conclusione.
Ecco perché oggi voglio vagare un po’ con la mente a molti, molti anni fa, riascoltando una delle migliori canzoni in versione acustica che meglio esprimono quel che oggi ho dentro, proprio esattamente come tanti anni fa. Solo il contorno è diverso? No, niente affatto: le guerre affrontate, alcune vite alcune perse, mi hanno messo addosso una corazza pesante, fatta di una doppia faccia che mai avrei creduto di mettermi addosso, perché contraria ai miei saldi principi.

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La Sete La Fame La Mancanza

Adagiata su un prato di velluto
al riparo da sguardi indiscreti
nel profumo d’erba di maggio
e di tigli che stanno rinascendo
immagino un brivido caldo
a forma di gemma rosso fuoco
che inarrestabile surriscalda
l’aria leggera che ho intorno
scivola dall’unghia del piede laccata
per girare attorno alle caviglie
solletica con ampi cerchi le ginocchia
con guizzo delicatamente forte
risale su per le cosce toniche
un attimo e si fa strada tra le gambe
con tocco leggero divampa furente
la sento scottare là sotto, è dentro
mi contorce nel basso ventre
fulgida mi percorre internamente
giunge infuocata fino all’ombelico
mi fa piegare in due per uscire
uno spasmo ed emozione a non finire
il cristallo è ora di nuovo in superficie
azzanna lo stomaco rialza il bacino
prosegue imperterrito il suo cammino
giunge sui seni rigonfi e traslucenti
si adagia si rotola si bagna a non finire
poi con un balzo è al collo proteso
mi toglie il respiro e risale potente
fin dietro all’orecchio pulsante di cuore
getto la testa esausta all’indietro
è intreccio di capelli liberati e brillanti
tra essi la gemma rossastra si districa
ed infine esplode in mille pezzetti
una miriade di coriandoli colorati di passato
sono desideri irrealizzati occasioni perdute
percorsi diversi su minuscoli vetri luccicanti
ora di nuovo il mio corpo giace silente
respiro placido, ho sete e fame
il cristallo infuocato è scomparso
e come mi cadesse la luna sul capo
mi ritrovo aderente al presente sul prato
il banale e il quotidiano mi hanno sepolta
quegli intimi e profondissimi istanti
di voluttuose sensazioni diventano ricordo
e di quella perla vermiglia già sento
la mancanza.