La Maschera

Credevo nell’acciaio inscalfibile
Della maschera che portavo
Peccato fosse solo uno specchio
Di fragile e vecchio vetro spezzato

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Come un vecchio ingranaggio

Mi sembra di vederli
Incastrati e sospesi
Tra le strette pareti ammuffite
Della torre dell’orologio
Tutti quei vecchi ingranaggi
Sgretolarsi uno ad uno
E pian piano cadere sul fondo
Sono pezzi sgangherati
Legna ormai marcia
Non reggono più
Gli assedi del tempo
Allo stesso modo in cui io
Non riesco a tollerare ancora
Le tue accuse sibilline
Era dunque questo
Il prezzo da pagare
Per inseguire un desiderio?
Stolta, lo sono stata a lungo
Ma presto arriverà il tempo
Di chiudere per sempre
Questa farsa a senso unico.

Orfana

Cade anche l’ultima foglia
Scricchiola fragile vittima
Morta innocente lungo il cammino
In questo ciclico divenire
Di strade lungamente percorse
Non sono più forte di ieri
So solo che mi tocca andare
Anche se oggi comprendo
Che dei miei sogni più lontani
Non sono che una triste orfana

E non so più chi sono

Non ce la faccio
Non ci riesco
Mi cerco disperata
Eppure non mi trovo
Inutile nascondermi
Sotto mentite spoglie
Sono coltri di velluto
Ricche di strati sfavillanti
Che mi sembran fatiscenti
E non c’è scampo
Nessuna alternativa
A questo scempio
Un oceano di tempo
Mi separa dalla disfatta
Ho paura a continuare
Questo penoso tentativo
Di rimanere a galla
La mia dipartita
Forse è già scritta
O forse l’ho solo abbozzata
Ma in fondo ci ho provato
Con tutte le mie forze
Ogni fibra del mio corpo
Proteso fino a massima tensione
Peccato che davvero
Io non posso essere
Quella che non sono

Lacerazione Improvvisa

Allora palpita ancora
Quell’ansia sopita
Si desta improvvisa
Mi lascia basita
Bastarda mi afferra
Mi contorce nel buio
Perfora il mio petto
Un buco gigante
Dal fondo un ghigno
Sembra urlare ridendo
Un grido un sussulto
Non ce la farai
Mi brucia all’interno
Occorre fermarsi
A riprendere il fiato
Ma è una lotta continua
Una lacerazione profonda
E la mente si offusca
Perché cala la tenebra
Si vedono macchie scure
Sotto le palpebre
Bruciante anche il sapore
Delle lacrime amare
Che scivolano dentro al cuore
Le mani che sanguinano
Si aggrappano con forza
A quelle sbarre fredde
Di una cella distopica
Non è questo che voglio
E io mi perdo di nuovo
Inconsapevole della luce
Che ancora calda
Lambisce lontana
L’ingresso nascosto
Di questo pozzo infame.